Cuccioli sotto l’albero – Il mondo di Pittu di Alessandra Arrigoni Ravasi – Rivista Animali no. 91 novembre dicembre 2017

Rivista Animali N. 91 – novembre – dicembre 2017

Il mondo di Pittu di Alessandra Arrigoni Ravasi
 
Cuccioli sotto l’albero
 
Eccoci qui: tra pochissime settimane sarà Natale e come ogni anno molti saranno spinti da un eccessivo bisogno di bontà. Dopotutto sento spesso affermare che a Natale si diventa tutti più buoni, non so chi se lo sia inventato, ma la mia esperienza felina mi fa dire che, perlomeno alle nostre latitudini, troppe persone diventano l’esatto contrario. Pertanto in perfetto spirito natalizio, cercherete di trovare il modo di regalare bontà e dolcezza. E in perfetta buona fede, non sapendo più cosa regalare di materiale, vi verrà l’idea di regalare un cucciolo. Perché non c’è nulla di meglio di un peloso uggiolante o miagolante o comunque piccolo e indifeso a farvi pensare di essere – anche solo per una frazione di secondo – degli umani migliori. E qui casca l’asino.
Perché nella maggior parte dei casi, putroppo, chi si rivolge ai rifugi o ai negozi di animali sotto Natale, non ha la benché minima idea di cosa comporti la decisione di occuparsi di un animale.
Idealmente, chi decide di acquistare un animale, dovrebbe prendere in considerazione le caratterisitiche dello stesso, le sue perculiarità e soprattutto i suoi bisogni di essere vivente. Spesso però la realtà dimostra che la scelta non è stata per nulla ponderata. E questo beninteso non accade solo a Natale.
Provate inoltre per un minuto ad immaginarvi cosa possa voler dire per un cucciolo essere catapultato in un mondo nuovo per qualche giorno, nel migliore dei casi per un paio di settimane, oggetto di attenzioni spropositate e quasi mai calibrate per i suoi reali bisogni e venire poi scaricato perché il suo carattere non corrisponde a quello che gli umani si erano immaginatai o – peggio ancora – perché gli impegni legati al suo accudimento sono poco compatibili con la vita della famiglia.
A cosa si deve allora questo comportamento superficiale?
Vi sono ovviamente diverse ragioni che spingono un essere umano all’acquisto di un animale da compagnia. Va però detto che negli ultimi anni, cinema e pubblicità hanno contribuito in modo sostanziale alla nascita di vere e proprie mode. Vi faccio un paio di esempi partendo dai Dalmata.
Sì proprio quella simpatica razza di cani giocherelloni divenuta popolare dopo il famoso film Disney La carica dei 101. Pongo e i suoi simili sono cani da caccia – con un carattere tipico del gruppo di segugi cui appartengono – e anche se oggigiorno si crede che il dalmata sia diventato un cane da compagnia, mantiene sotto sotto i suoi tratti originari. Se non fa abbastanza moto – come peraltro dovrebbe fare qualunque cane – diventa iperattivo e a voi umani può dare l’impressione di essere dispettoso, testardo, lunatico e distruttivo. In realtà sta solo cercando maggiori attenzioni e se non è abbastanza coccolato o al centro della considerazione dei suoi padroni, rischia di diventare piuttosto complicato da gestire.
Dopo il successo del film della Disney – e dopo il revival di qualche anno fa con i protagonisti umani in carne e ossa – moltissimi canili e allevamenti avevano ricevuto richieste di adozione o acquisto di cuccioli di Dalmata. Il rovescio della medaglia è stato che gli stessi istituti si sono visti riportare i cani poco tempo dopo, perché le famiglie non avevano minimamente immaginato che il cane reale fosse così diverso da quello del film.
A dire il vero, i Dalmata sono in ottima compagnia.
Sull’arco degli ultimi decenni, tra le razze canine vittime di questo genere di interesse, ci sono stati per citarne alcuni i Collie scozzesi (come non ricordare Lassie?), i Pastori tedeschi Rin Tin Tin, Jerry Lee (protagonista di Poliziotto a 4 zampe) e il commissario Rex. Più recentemente alla ribalta sono finiti i Jack Russel: vi ricorderete Uggie, il terrier che nel 2012 ha addirittura vinto il Palm Dog e il Golden Collar Award a Cannes per la sua interpretazione in The Artist.
Ma non vanno dimenticati i San Bernardo (Beethoven) gli Akita (Hachiko) e i Labrador (Marley) nonché tutti i piccoli cuccioli di Golden retriver della serie Air Bud.
Tutti questi erano protagonisti reali di film che dopo la loro uscita cinematografica hanno contribuito ad un incremento delle vendite delle razze in questione. Ma che – come detto – nella maggior parte dei casi sono putroppo finiti in famiglie che non avevano la minima idea di cosa fosse la vita reale degli animali idealizzati sul grande schermo.
Gli Husky sono per esempio stati catapultati in regioni climatiche troppo calde per la loro natura. I Border Collie – razza principe tra quelle dedite al controllo delle greggi – si sono dovuti accontentare di passeggiate di poche decine di minuti, mentre in realtà avrebbero bisogno di praterie e parecchie ore di corsa per restare in forma.
Dovete ammettere che sia la pubblicità sia le abitudini un po’ strambe dettate dalla gente di spettacolo hanno fatto parecchi disastri.
Ricorderete sicuramente che fino a pochi anni fa andavano di moda i chihuahua come cani da compagnia e da borsetta (la sola idea mi fa arruffare il pelo!). Mentre la realtà, un chihuahua – nonostante la sua taglia minuscola – resta un vero e proprio cane! Immaginatevi cosa debba significare essere trattato da peluche quando in cuor tuo sai di essere fiero e invincibile! Altro che puccipuccibaubau!
Con noi gatti il discorso è leggermente diverso – perché comunque vada riusciamo quasi sempre a gestirci la nostra vita e il nostro equilibrio mentale. Così, Romeo, i suoi Aristogatti e Garfield hanno fatto meno danni alla nostra specie di quanto inconspevolmente abbiano fatto Lilli, il vagabondo e Scooby Doo.
Ma il discorso si è esteso a pesci (le vendite di pesci pagliaccio sono triplicate subito dopo l’uscita di Alla ricerca di Nemo), porcellini d’India (esileranti protagonisti di G-Force superspie in missione) e pappagalli (Rio). E mi sto limitando agli animali da compagnia più classici, visto che fortunatamente resta piuttosto complicato procurarsi leoni, lemuri e orsi. Ma c’è da scommettere che se queste razze fossero più accessibili, molti umani non resisterebbero a lungo davanti agli occhi imploranti dei loro figli.
Ora non vi è ovviamente nulla di male a voler prendersi cura di un animale – il punto è che non lo potete spegnere o mettere in una scatola quando vi siete stufati di lui.
Per questa ragione, ogni anno, quando si avvicina Natale le varie associazioni animaliste lanciano un grido d’allarme sul rischio di regalare dei cuccioli come se fossero dei pacchi inanimati.
A dire il vero, il problema si ripropone spesso e in alcuni casi limite, per eccesso di amore (che parrebbe un perfetto controsenso, ma è molto più radicato di quanto possiate pensare) moltissime persone fanno danni incalcolabili.
Sull’arco dell’anno molte associazioni si occupano di adozioni e puntano molto sul recupero di cani liberati da inferni quali corse e lotte clandestine. Va però detto che un animale che ha subito questo genere di abusi e traumi psicologici farà molta più fatica ad abituarsi – o riabituarsi – al genere umano: farà fatica a fidarsi, sarà più restio a lasciarsi amare e la sua gestione sarà particolarmente complicata. Con queste premesse è di primaria importanza che le persone che desiderano occuparsi di questi animali sappiano sin dall’inizio a cosa vanno incontro. Perché non c’è nulla di peggio – per entrambe le parti in causa – di veder crollare le proprie aspettative per mancanza di comprensione della reale situazione in gioco.
In fondo bisognerebbe solamente applicare un po’ di buon senso. E tra le prime domande da porsi c’è quella più semplice: “il destinatario del regalo, sarà in grado di occuparsene come si deve?.” Passati lo stupore e la gioia iniziale, i bambini saranno capaci di vedere l’animale come un essere vivente con specifici bisogni e indispensabili diritti oppure lo trattereanno come un altro gioco di cui stufarsi presto?
Chi regala un animale deve infatti essere assolutamente consapevole della realtà in cui quest’ultimo verrà inserito.
Quindi bandite le sorprese e discutete molto bene con chi dovrà occuparsi del vostro regalo a quattrozampe. Perché un cucciolo è tutto fuorché un soprammobile da mettere in bella vista e accantonare all’arrivo del prossimo regalo di Natale.
Auguri a tutti!
 
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